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Il Simbolismo del SE

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Psicologia Analitica · 14/5/2014 19:41:40
Tags: Terapia

A cura di Franco Simonini e Vincenza Bruno

Le rappresentazioni istintive vengono difficilmente riconosciute come immagini di sogno a carattere simbolico, svolgono comunque un ruolo vitale per la funzione compensatrice dei sogni. Tutti i motivi delle immagini simboliche non possono essere spiegati oggettivamente in quanto dipendenti dal contesto inconscio del singolo sognatore. Nei sogni può capitare che gli aspetti arcaici della mente producano motivi simbolici, in questo caso queste raffigurazioni hanno carattere collettivo. Come sono collettive il mosaico degli organi biologici del corpo quando indicano l’evoluzione dalla scimmia. Tuttavia come il biologo fa ricorso all’anatomia comparata così lo psicologo deve far ricorso alla anatomia comparata della psiche, cioè immagini collettive e motivi mitologici (prodotti della mente primitiva). I sogni di oggi possono essere in contatto con le esperienze e i motivi primitivi in quanto espressione della risonanza tra io e collettivo possono non essere influenzati dal tempo e dallo spazio. Nei sogni appaiono spesso motivi mitologici e resti arcaici delle immagini primordiali istintive definiti da Jung “archetipi”.
Gli istinti risultano percepibili dai sensi sono costituiti da stimoli fisiologici, tuttavia si manifestano anche i veste di fantasie e immagini simboliche. ....continua a leggere




Segni e Simboli, l'interazione tra i due mondi

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Psicologia Analitica · 5/5/2014 19:38:00
Tags: TerapiaPsiche
Ogni volta che parliamo o scriviamo cose tecniche, o poesie, o sentimenti utilizziamo un numero enorme di segni e simboli. Le ricerche di C.G. Jung e della sua scuola hanno sottolineato un’importante differenza tra i costrutti culturali dei segni rispetto al significato molto più complesso di simboli. I segni sono costituiti da elaborazioni coscienti cioè sono il frutto di idee, pensieri logici e razionali che attraverso la loro condivisione collettiva tendono a definire precisamente l’oggetto a cui sono associati. Il significato dei segni è quindi il derivato della condivisione convenzionale di intenti. Di conseguenza anche in assenza dell’oggetto il suo segno ne esplica ....

Terapia: prendersi cura di se e degli altri

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Psicologia Analitica · 4/3/2014 19:24:15
Tags: TerapiaSalutePsiche
Che cosa significa fare terapia? Innanzitutto per rispondere a questa domanda è necessario distinguere tra le figure professionali in grado di offrire una terapia per la psiche. Le figure professionali adibite a questo compito si dividono in due grandi gruppi: gli psichiatri e gli psicoterapeuti, la tradizione dei primi considera l’attività del cervello umano come un insieme enormemente complicato di reazioni chimiche tra molecole, di conseguenza tende ad affidare la terapia all’utilizzo di sostanze in grado di sviluppare un’attività psicotropa (farmaci in grado di modificare lo stato psichico dell’individuo tendendo a normalizzarlo)......

Dialogo tra Fisica e Psiche

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Psicologia Analitica · 26/8/2013 14:56:58
Tags: FisicaPsiche
La fisica classica, che ha governato il nostro sapere fino a circa metà del secolo scorso, studia fenomeni direttamente percepibili, cioè fenomeni che possiamo vedere, udire o toccare. La ricerca psicologica, di conseguenza, ha ripreso come reale e scientifico ciò che può essere precisamente misurato e determinato in base alle logiche di meccanica classica. Che si conosca o meno la fisica o la psicologia, l’esperienza di tutti i giorni, già partire dall’infanzia crea pregiudizi sulle caratteristiche ed il comportamento degli oggetti che ci circondano e del cervello umano interpretato al pari dell’attività muscolare. I concetti di forza, moto, ecc. sono in qualche modo insiti nel nostro modo di vedere la natura, anche se non sappiamo formulare le equazioni di Newton. Come nella fisica classica vengono spiegati i fenomeni naturali macroscopici attraverso la descrizione quantitativa di quanto osservato, così nella psicologia classica hanno ugualmente valore quegli aspetti che si connettono alle logiche di quantità e determinazione. Venne, in questo modo, rafforzata l’idea che questa descrizione poteva applicarsi a prescindere dalla dimensione. Quindi fu naturale, nella seconda metà del secolo XIX, quando Maxwell, Boltzmann ed altri iniziarono a studiare le proprietà atomiche e molecolari, considerare ancora le leggi di Newton e dell’elettromagnetismo in grado di fornire una buona descrizione anche di questi fenomeni. La psicologia assumeva, a sua volta, come fondamentali le variabili cognitive e considerava marginali gli aspetti istintuali e del sentire, seguendo l’assioma deterministico. In fisica un elettrone era pensato come un corpuscolo molto piccolo interpretato come un punto materiale, potendone conoscere posizione e velocità ad ogni istante. Ma le nuove conoscenze della natura atomica della materia escludono la possibilità di percepire quei fenomeni fisici che assicurano la stabilità della nostra vita quotidiana. Ciò che prima era pensato come precisamente misurabile e prevedibile ora diviene indeterminabile (principio d’indeterminazione di Heisenberg). Il comportamento della materia quindi nell’infinitamente grande e nell’infinitamente piccolo non ha un corrispondente nell’ambito delle sensazioni che ci sono familiari. I postulati delle nuove scoperte ammettono la presenza di comportamenti paradossali della materia. Tali paradossi, in psicologia, cominciano ad essere apprezzati da alcuni grandi scienziati come C.G. Jung, che riprendendo il ricco pensiero eraclioideo assume come base del funzionamento cerebrale la teoria degli opposti. È l’enantiodromia a produrre nuova coscienza e a spingere la specie umana verso una continua evoluzione. Nello stesso momento la fisica non può non ammettere la doppia natura della materia: corpuscolata e ondulatoria.
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