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La storia dei tre tagliatori di pietra

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Poesie, racconti ed esperienze personali · 28/8/2013 21:35:22


In tempi antichi il lavoro di tagliatore di pietra, ossia di  scalpellino era molto diffuso.
Lo scalpellino è un operaio di cava che stacca, taglia e lavora la pietra.
Questo mestiere è stato fin dall’antichità sottovalutato, il tagliatore di pietra era infatti considerato un operaio che lavora la pietra  per costruire opere in serie, ma doveva avere delle  buone conoscenze tecniche per scegliere, tagliare nel punto giusto, della dimensione appropriata ecc..
Lo scalpellino si dedica poco al lavoro artistico, il suo primo compito è quello appunto di staccare e  preparare la pietra. Era un duro lavoro che implicava continui spostamenti, i tagliatori di pietra si spostavano in tutta Europa, passavano la maggior parte del loro tempo in baracche vicine ai cantieri.
Un giorno un passante non conoscendo bene questo lavoro ma incuriosito decide di capire meglio cosa facciano queste persone e in cosa consiste il mestiere di tagliatore di pietre.
Si ferma allora da un primo lavoratore e gli chiede: “che cosa fai”?
Il tagliatore risponde: “non lo vedi taglio delle pietre!”
Il passante decide di rivolgere la stessa domanda ad un altro operaio, il quale  risponde “taglio delle pietre per fare una statua”
Il passante reso ancora più curioso da questa risposta decide prima di proseguire il suo cammino di chiedere ad un ultimo lavoratore la solita domanda: “che cosa fai?”
Il terzo tagliatore risponde con grande sorpresa del viandante “costruisco una cattedrale”.




Dialogo tra Fisica e Psiche

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Psicologia Analitica · 26/8/2013 14:56:58
Tags: FisicaPsiche
La fisica classica, che ha governato il nostro sapere fino a circa metà del secolo scorso, studia fenomeni direttamente percepibili, cioè fenomeni che possiamo vedere, udire o toccare. La ricerca psicologica, di conseguenza, ha ripreso come reale e scientifico ciò che può essere precisamente misurato e determinato in base alle logiche di meccanica classica. Che si conosca o meno la fisica o la psicologia, l’esperienza di tutti i giorni, già partire dall’infanzia crea pregiudizi sulle caratteristiche ed il comportamento degli oggetti che ci circondano e del cervello umano interpretato al pari dell’attività muscolare. I concetti di forza, moto, ecc. sono in qualche modo insiti nel nostro modo di vedere la natura, anche se non sappiamo formulare le equazioni di Newton. Come nella fisica classica vengono spiegati i fenomeni naturali macroscopici attraverso la descrizione quantitativa di quanto osservato, così nella psicologia classica hanno ugualmente valore quegli aspetti che si connettono alle logiche di quantità e determinazione. Venne, in questo modo, rafforzata l’idea che questa descrizione poteva applicarsi a prescindere dalla dimensione. Quindi fu naturale, nella seconda metà del secolo XIX, quando Maxwell, Boltzmann ed altri iniziarono a studiare le proprietà atomiche e molecolari, considerare ancora le leggi di Newton e dell’elettromagnetismo in grado di fornire una buona descrizione anche di questi fenomeni. La psicologia assumeva, a sua volta, come fondamentali le variabili cognitive e considerava marginali gli aspetti istintuali e del sentire, seguendo l’assioma deterministico. In fisica un elettrone era pensato come un corpuscolo molto piccolo interpretato come un punto materiale, potendone conoscere posizione e velocità ad ogni istante. Ma le nuove conoscenze della natura atomica della materia escludono la possibilità di percepire quei fenomeni fisici che assicurano la stabilità della nostra vita quotidiana. Ciò che prima era pensato come precisamente misurabile e prevedibile ora diviene indeterminabile (principio d’indeterminazione di Heisenberg). Il comportamento della materia quindi nell’infinitamente grande e nell’infinitamente piccolo non ha un corrispondente nell’ambito delle sensazioni che ci sono familiari. I postulati delle nuove scoperte ammettono la presenza di comportamenti paradossali della materia. Tali paradossi, in psicologia, cominciano ad essere apprezzati da alcuni grandi scienziati come C.G. Jung, che riprendendo il ricco pensiero eraclioideo assume come base del funzionamento cerebrale la teoria degli opposti. È l’enantiodromia a produrre nuova coscienza e a spingere la specie umana verso una continua evoluzione. Nello stesso momento la fisica non può non ammettere la doppia natura della materia: corpuscolata e ondulatoria.
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