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In memoria del grande fisico teorico Emilio Del Giudice

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Varie · 31/1/2015 20:18:38
Tags: FisicaPsicheOrganizzazionedelLavoroSaluteOrganizzativa


E’ passato un anno dal triste evento ma la nostra memoria, ancora viva, ricorda con amarezza ma gratitudine quello che Emilio ci ha lasciato in eredità.
Emilio credeva in un mondo nuovo, diverso, costituito da giustizia, equa distribuzione delle risorse, nella risonanza collettiva in grado di produrre in ognuno di noi una coscienza attenta non solo ai propri bisogni ma perennemente in comunicazione coi bisogni di tutti, pronta a contribuire alla costruzione del costante miglioramento sociale. Per questo mondo in divenire ha lottato, ha lavorato, ha studiato ed infine ha cercato di insegnarlo ad altri attraverso le sue innumerevoli conferenze, tenute a braccio, quasi temendo di perdere quel contatto risonante che riusciva sempre a stabilire con chi ascoltava.
Ha sempre dichiarato il vero, rischiando fraintendimenti e disaccordi con la scienza dei compromessi e dei privilegi. Qua, oggi, lo ricordiamo perché la sua perdita è stata un grande impoverimento per tutti coloro che ancora credono nella giustizia sociale e nella ricerca scientifica libera da condizionamenti e distorsioni.
Emilio aveva il raro dono di esprimere i concetti più difficili di fisica quantistica come se fossero facilmente comprensibili. Dopo averlo ascoltato sembrava quasi di aver capito le profonde complessità dell’infinitamente piccolo. Anche se poi le cose si dimostrano molto meno semplici la sensazione di comprensione avvicina molti al desiderio di approfondire i contenuti che svelano la natura del meraviglioso mondo in cui viviamo.
Egli ci ricordava che dal “vuoto” può emergere un fotone (una luce) che se trova la giusta densità di materia ad attenderlo rimane tra noi aumentando la quantità dell’esistente. Così sarà per il contributo conoscitivo che Emilio ci ha lasciato, trovando nella nostra memoria una sufficiente densità risonante non sarà scomparso.

In questa occasione vorremo divulgare il contributo che ci ha lasciato in occasione del convegno "Lavorare serenamente: prospettive per il futuro” Una riflessione su un diverso modo di organizzare i processi produttivi.
                                                                                                Orizzonte degli Eventi

La forza risonante: contributo della fisica quantistica alla costruzione di sistemi produttivi privi di stress, mobbing e burnout
Emilio Del Giudice, Istituto di Fisica Nucleare di Milano
Articolo estratto da  ISL - Igiene e Sicurezza del Lavoro n. 4/2013, Inserto Lavorare serenamente: prospettive per il futuro.

Introduzione
La domanda che si pone il nostro convegno, introdotta molto bene da Franco Simonini, si potrebbe sintetizzare: «nell’organizzazione umana è meglio la competizione o la cooperazione?» Quale di questi due postulati permette una migliore organizzazione dell’attività lavorativa?
Nel mondo moderno l’approccio scientifico e quello umanistico danno risposte diverse.
Se consideriamo un essere umano, «uno di noi», possiamo confrontare come viene descritto dalla scienza naturale e come dall’umanesimo. Io posso essere descritto come 93 kg di molecole costituite da acqua, DNA, proteine ecc. Queste molecole si devono incontrare in un certo modo per dar luogo a specifiche reazioni. L’atto stesso di grattarmi la guancia è il derivato di un insieme ordinato di reazioni chimiche. Questo risultato sperimentale della biologia molecolare non ha avuto falsificazione; tuttavia in questo approccio c’è una grave inconsistenza logica, anche se i fatti sembrano muoversi in questa direzione ed è ovvio che le molecole devono incontrarsi per produrre specifiche reazioni chimiche.
Una persona, non specialista della materia, potrebbe domandare, in modo ingenuo (spesso sono proprio le domande ingenue che producono i migliori risultati):
«quelle specifiche molecole come fanno ad incontrarsi?»
Noi siamo costituiti da un enorme numero di molecole. Se la molecola A deve incontrare B, potrebbe, durante il percorso, perdersi interferendo con la molecola C? C, con fare seduttivo, potrebbe ambire ad avere una reazione chimica con A. Le molecole non hanno una natura monogama e quindi A potrebbe accettare la profferta di C. In questo caso avremmo come risultato che io non mi gratterei più la guancia, poichè si svilupperebbe una sequenza diversa di reazioni chimiche.
Ogni gesto è il risultato di una serie specifica di reazioni chimiche, se le reazioni chimiche cambiano anche i gesti saranno diversi.
La domanda non ha risposta per il biologo molecolare, egli può solo citare il codice genetico che da solo non basta a dare una spiegazione sufficiente. C’è qualcosa di più!
Il problema non è spiegato solo dalla descrizione del risultato finale ma anche dal suo percorso evolutivo.
Dinamica collettiva della materia vivente
La biologia afferma che nei corpi viventi la maggior parte delle reazioni sono ossido-riduzioni, cioè una molecola si unisce ad un’altra attraverso l’acquisizione e la concessione di elettroni. Un elettrone, però, per trasferirsi deve essere disponibile. In natura le sostanze che cedono facilmente elettroni sono i metalli, ma sfortunatamente nella materia vivente i metalli sono presenti in quantità piccolissime, infinitesimali.
Le reazioni ossidoriduttive, in organismi viventi, chiamano in causa quantità di elettroni significativamente consistenti. Di fatto quando il corpo funziona in modo salubre (e sereno) ha forti reazioni ossido-riduttive. Quando comincia ad ammalarsi, le reazioni diminuiscono la loro resa, rimangono in sospensione dei semi- lavorati come i radicali liberi. Le reazioni negli organismi viventi avvengono per steps, i radicali liberi sono la conseguenza della diminuita capacità dell’organismo di portare a termine le reazioni. Quando il sistema non riesce a compiere le reazioni ossido-riduttive passa alla condizione fermentativa (è come se mancando l’energia elettrica si dovessero usare le candele). Le reazioni fermentative anche se permettono il risparmio di elettroni sono dodici volte meno efficaci in termini di produzione d’energia delle ossido-riduttive.
Negli organismi viventi non vi sono molecole che possano, in modo singolare, donare facilmente elettroni. L’acqua, il 99% delle molecole che formano il nostro corpo, è composta da atomi che tendono a tenere ben stretti i loro elettroni. Sono necessari 12,6 e V per strappare un elettrone da una molecola d’acqua, ciò è possibile solo in una collisione tra due molecole alla temperatura di 145.000 ºC. Perciò il 99% delle molecole di cui siamo formati non cedono elettroni.
Come avvengono le reazioni redox? C’è qualcosa di misterioso nell’organizzazione della vita, come notava Albert Szent Gyorgyi (biologo molecolare). Noi siamo fatti di molecole che singolarmente non cedono elettro- ni se non portate in estreme condizioni (12,6 eV), ma ciò nonostante gli elettroni sono presenti in uno stato quasi libero.
Nei testi di biochimica viene dato per scontato che avvengano reazioni ossido-riduttive. Come diceva Goethe: «le cose più difficili da osservare sono quelle che stanno proprio davanti ai nostri occhi». Spesso gli specialisti sono ben disposti nei confronti delle domande difficili, ma si rendono poco conto dell’esistenza di do- mande facili ugualmente importanti. Albert Szent- Gyorgyi, al contrario, si pose appunto la domanda facile: da dove vengono gli elettroni di cui facciamo ampiamente uso?
Szent Gyorgyi sottolineava, che pur non sapendo nè perchè, nè come, questi elettroni dovevano venire dall’acqua in quanto aveva osservato, sulla base di evidenze sperimentali, che vicino alle membrane (se c’è una cosa che caratterizza la materia vivente è proprio l’abbondanza di membrane, non c’è punto della materia vivente che disti più di una frazione di micron da una qualche membrana) l’acqua aveva un comportamento diverso.
Tutte le molecole d’acqua di cui siamo composti sono prossime ad una qualche membrana. L’acqua, in effetti, si divide dal punto di vista fisico in due categorie: l’acqua lontana da superfici (acqua libera, bulk), l’acqua interfacciale quella che invece è prossima a superfici, ad una distanza di qualche m (micron). L’acqua del nostro organismo è tutta acqua interfacciale. Quando l’acqua viene estratta dall’organismo ovviamente diviene bulk (libera). Questo fenomeno non è osservabile in laboratorio. Infatti, uno degli errori più grossi che commetto- no gli specialisti è quello di isolare i corpi dall’ambiente in cui si trovano facendogli assumere immediata- mente forme diverse. Le cose vanno osservate nel luogo dove operano, estraendole perdiamo la maggior parte delle loro caratteristiche. Ad esempio, l’osservazione di una cellula al microscopio rivela una struttura diversa dalla stessa cellula operante nel suo tessuto, estraendola ne vengono cambiate le proprietà.
Questo errore è dato dal «pregiudizio ontologico» che afferma la possibilità per ogni oggetto di «essere in se stesso» indipendentemente dalle sue interazioni e dal suo campo operativo.
Non è vero! La struttura di ogni cosa dipende strettamente dalle sue interazioni. Questo fenomeno è presente nelle molecole d’acqua, quando sono organizzate si comportano in modo diverso dalle molecole libere e isolate. La molecola d’acqua isolata richiede 12,6 eV per cedere un elettrone, quando invece è associata ad altre molecole d’acqua o molecole d’altra natura la stessa cosa non è vera. Questa recente scoperta da` fondamento all’intuizione, di mezzo secolo fa, descritta da Albert Szent- Gyorgyi (1956).
All’inizio degli anni 2000 un fisico americano Gerald Pollack dell’Università di Seattle scoprì che l’acqua vicino a superfici per una profondità di molti micron è capace di cedere elettroni con facilita`. Bastava che egli avvicinasse un filo elettrico per realizzare un passaggio di corrente. Egli definì quella corrente con l’antico nome di «energia vitale» cioè quell’energia che è al lavoro negli organismi biologici permettendone l’esistenza.
Esperimento
Pollack riempì d’acqua un recipiente le cui pareti erano ricoperte da sostanze proteiche idrofile, in quest’acqua sciolse alcune tracce di colorante. All’osservazione, con un forte microscopio, vide che il colorante non si scioglieva uniformemente ma lasciava zone oscure in vicinanza delle pareti. Chiamò questo strato «zona di esclusione», i soluti non potevano penetrare questa zona. Da questa zona era facile ricevere elettroni. Questo fenomeno, inoltre, dà luogo alle morfologie biologiche. Le regioni dove non penetra niente fungono da intercapedini e i soluti si addensano all’interno, in quanto non possono andare altrove. La morfologia delle strutture viventi non è altro che la radiografia dei «domini di coerenza» dell’acqua che ricalca la struttura delle intercapedini delle sue regioni organizzate.
Quando questa struttura si dissolve anche la morfologia viene persa.
Lo stimolo debole
Già a metà dell’800 la grande fisiologia tedesca, nelle persone di Weber e Fechner, dimostrò una fondamentale legge fisiologica valida per tutti i viventi e cioè la risposta ad uno stimolo di un organismo vivente non è proporzionale all’intensità dello stimolo ma al suo logaritmo.
Il logaritmo è una funzione matematica che cresce molto meno della base all’aumentare del numero cioè il log di 100 è 2, di 1.000 è 3 e cos`ı via. Quando la base si approssima allo zero il logaritmo diviene molto grande ma col segno «–» davanti (cioè il limite del log X per X che tende a 0 è –8).
Non è vero, quindi, che per avere una risposta grande dobbiamo necessariamente avere un grande stimolo. Questo costrutto è solo il derivato di una logica lineare. I medici ragionano senza tener conto della ‘‘legge di Weber’’ considerando la risposta dell’organismo proporzionale allo stimolo. Invece stimoli molto deboli possono dare risposte molto grandi ma col segno «–» davanti. Il segno negativo indica che la risposta è rivolta verso l’interno, cioè il sistema si riorganizza. Di conseguenza una risposta forte a stimoli molto deboli è possibile solo se le molecole del sistema non sono indipendenti. In termini simbolici non si tratta di stimolare una folla ad organizzarsi cercando di convincere ogni soggetto a muoversi seguendo un ritmo, ma di proporre la musica ad un disciplinato corpo di ballo. La dinamica della materia vivente è quindi una dinamica intrinsecamente collettiva.
Modello classico e modello quantistico
La differenza tra la fisica classica e la fisica quantistica è connessa alla concezione che i corpi dell’universo possano essere isolabili e studiati separati dal loro ambiente. La fisica quantistica, invece, nega questa possibilità. Nessun corpo è isolabile perchè il vuoto (cioè una struttura fisica concepita come una specie di connettivo nei i corpi viventi) diviene per la fisica quantistica un agente fisico capace di scambiare energia con la materia. Attraverso il vuoto ogni corpo interagisce con tutti gli altri. Naturalmente queste interazioni sono definite dalla ‘‘costante di Planck’’, sono quindi molto piccole, ma non zero. In condizioni di alta densità di corpi, il vuoto funziona da ponte per le azioni collettive del sistema.
I fatti sopra riportati non sono aspetti sperimentali limitati agli acceleratori di particelle, ma la dimostrazione che la comprensione della natura della materia influenza la comprensione della biologia, come mostra l’esempio seguente.
Un atomo è grande all’incirca 1 Angstron. Gli atomi possono passare ad energie superiori a quella di base se vengono forniti di energia per salti misurabili di alcuni eV (elettronvolt). L’atomo può acquisire energia non solo attraverso collisioni con fotoni ma anche, pur con minore probabilità, dal vuoto. Cioè un fotone può uscire dal vuoto ed eccitare un atomo. Ma il fotone è anche un’onda e la sua energia si diffonde rispetto alla sua lunghezza d’onda. Se vogliamo dare, ad esempio, ad una molecola d’acqua una energia di 12,6 eV dobbiamo ave- re un fotone avente una lunghezza d’onda di 1.000 Aº, cioè un oggetto mille volte più grande della molecola d’acqua. Questa dissimmetria permette la presenza della vita. Senza di essa la vita non potrebbe esistere.
Dal vuoto esce un fotone che colpisce un insieme di molecole d’acqua, una molecola viene eccitata assorbendo 12,6 eV e liberando un elettrone che si rende disponibile. Il fotone però ha una lunghezza d’onda di 1.000 Aº quindi coinvolge altre 20.000 molecole d’acqua presenti. Nella fisica classica si può dire che un fotone interagisce con una sola molecola, ma in realtà nell’acqua allo stato di vapore, cioè nella condizione di minore densità, ne coinvolge almeno 20.000. Quando la densità di molecole è sufficientemente grande il fotone continuerà ad eccitare molecole senza poter uscire dal sistema. A questo punto il vuoto ha perso un fotone a beneficio della materia. Questo fenomeno dimostra che la materia acquisisce energia dal vuoto. Il fotone che non rientra nel vuoto costruisce la ‘‘freccia del tempo’’.
La cattura di fotoni potrà poi continuare fino a che ogni molecola del nostro sistema avrà un suo fotone personale che la farà oscillare da uno stato di minore a maggiore energia per poi tornare al minore e così via. Quindi è l’acqua che eccitata dal fotone concede un elettrone permettendo tutte le reazioni ossidoriduttive. Così luce e acqua formano la base della vita.
La risonanza
L’approccio umanistico afferma che l’essere umano è anche un insieme di emozioni, di passioni oltre che di sapere. Qual è allora la base molecolare di questi aspetti mentali ?
Giovan Battista Vico usava dire che il processo di conoscenza avviene attraverso tre «stati»: gli esseri umani prima sentono, poi avvertono con animo perturbato e commosso, indi riflettono con mente pura. Il processo scientifico - come usualmente lo conosciamo è solo l’ultimo salto «riflettere con mente pura». Ma prima di poter riflettere con mente pura devo aver sentito e avvertito con animo perturbato e commosso.
Proprio sull’animo perturbato e commosso gli umanisti modellano i loro costrutti culturali, prima degli scienziati. Quando noi scienziati abbiamo capito una cosa vuol dire che l’hanno capita proprio tutti. Tuttavia prima di capire bisogna scoprire.
Per poter scoprire è necessario commettere errori. ‘‘Errore’’ ha la stessa radice di ‘‘errare’’ cioè girare intorno, guardare incuriositi, cercare cose e quindi necessariamente deviare dal cammino ortodosso. Le scoperte avvengono inevitabilmente per errori e sbagli.
Il famoso fisico Pauli nella valutazione di un articolo che gli era stato sottoposto  lo rifiutò  affermando:
«non è neppure sbagliato» questo a  dimostrazione che era proprio una nullità.
L’errore è fondamentale se vogliamo capire che cosa non è vero.
Allora come fanno le molecole ad incontrarsi senza commettere errori?
Nella fisica classica questa domanda non ha soluzioni. Perchè le molecole, come tutti i corpi in generale, sono concepiti in modo passivo, cioè, non possono «fare niente» se non gli viene applicata una forza. Il linguaggio della forza è il linguaggio della fisica classica. Le concezioni scientifiche non sono immuni dalle ideologie e dal sentire di un’epoca, in cui purtroppo ancora viviamo, dove i rapporti tra gli esseri umani sono governati dalla «forza». La forza è qualcosa che viene dall’esterno come il bisogno economico, sociale o di sopravvivenza.
In fisica viene fatto valere il «principio di inerzia», un corpo non soggetto a forze non può cambiare il suo stato di moto proseguendo in modo rettilineo uniforme. Sappiamo però che questa condizione non è lo stato naturale delle cose, in natura le molecole si muovono con altri presupposti.
All’inizio del ‘‘900 però avvenne una rivoluzione scientifica, che è ancora in corso, trasformò i postulati d’osservazione dei fenomeni reali. In questa nuova descrizione del mondo i corpi non sono affatto sottoposti ad un principio di inerzia anzi essi fluttuano, cioè le molecole e gli atomi oscillano e questa oscillazione è intrinseca alla definizione stessa di materia. Non è più possibile definire la materia come qualcosa di inerte dove ogni movimento richiede spinte esterne. Il problema diventa invece se le fluttuazioni spontanee della materia possano combinarsi tra loro e dare luogo ad un risultato significativo.
Allo stadio attuale sappiamo che gli atomi sono carichi elettricamente, sia i nuclei che gli elettroni fluttuando producono un campo elettro-magnetico. I campi agiscono vicendevolmente sulle varie parti del sistema, come in un concerto, si accordano tra loro producendo un dialogo. Quindi nella concezione classica ogni corpo scopre il mondo esterno solo collidendo per caso con altri, nel mondo quantistico prevale invece la logica del balletto o della musica dove ognuno balla la mu- sica dell’altro fino a formare un grande concerto.
L’acqua della vita (Luc Montagnier)
Ho avuto la fortuna di essere coinvolto in un esperimento condotto dal premio Nobel per la  medicina Luc Montagnier. Nell’esperimento Montagnier prese sequenze di DNA estratte da microorganismi, alcuni segmenti di DNA vennero sospesi in acqua. Quando l’acqua supera una certa «soglia di abbondanza» vengono emessi dei segnali elettrici che possono essere registrati su una bobina e inviati altrove, anche a grande distanza. Questi segnali possono venire tradotti da un’altra bobina anche in un altro laboratorio. Dentro questa bobina si inserisce una provetta di acqua pura che non è stata in contatto con il segmento del DNA. Dopo un certo periodo di tempo vengono immesse le basi costitutive del DNA e l’enzima DNA polimerasi. Dopo poche ore nella provetta si forma lo stesso frammento di DNA da cui avevamo estratto i segnali elettrici.
Questo significa che la produzione delle molecole all’interno del corpo è governata da segnali elettrici. Cioè il campo elettromagnetico organizza le molecole come le maschere del cinema quando accompagnano gli spettatori nel loro posto preciso.
Ecco quindi perchè, se A deve incontrare B le interferenze esterne non disturbano il processo. Non è più valido il regime di collisioni casuali delle molecole. Non è una dinamica dovuta alla forza ma alla risonanza. Cioè la molecola A risuona con la molecola B e può incontrarsi solo con lei escludendo le altre. Di conseguenza a seconda di come una molecola oscilla (della sua frequenza) può incontrarsi o no con un’altra.
Il ruolo dell’acqua, cioè del 99% di ciò che ci costituisce, è quello di produrre attraverso il loro fluttuare collettivo il campo elettromagnetico che organizza gli incontri tra le molecole che debbono reagire. Quindi la vita deriva da movimenti cooperativi e non dalla competitività.
E` possibile osservare i segnali elettromagnetici indipendentemente dalla loro funzione e si è scoperto che hanno una struttura musicale, cioè le varie frequenze non sono casualmente accostate una all’altra, ma se ascoltate come insieme non danno rumore ma musica. Ovviamente non è una gran musica anche perchè il DNA non è Beethoven, tuttavia non è rumore.
Così ognuno di noi quando sente un oggetto vicino se vibra alla frequenza giusta ne ha una impressione estetica e non meccanica (è per questo che attribuiamo molto valore agli oggetti che ci sono cari?).
Il principio di indeterminazione e la materia vivente
Le variabili fisiche di un corpo non possono essere simultaneamente precisate a causa del principio di indeterminazione. Più rendo precisa la posizione più divine imprecisa la velocità e viceversa. Consideriamo ora la coppia di variabili formata da un certo numero di oscillatori e dalla fase. Queste due grandezze obbediscono anch’esse ad un principio di indeterminazione. Il prodotto dell’incertezza delle due variabili non può essere minore di una costante. Ne consegue che nella materia vivente la fase deve essere ben definita, la sua incertezza deve essere molto piccola e di conseguenza il numero di oscillatori deve essere grandissimo. Quando la fase tende ad un valore ben definito, il numero degli oscillatori tende all’infinito.
La fase deve essere molto precisa perchè la molecola A deve andare nel punto giusto per incontrare B, di conseguenza il numero di oscillatori deve essere illimitato. Ma come è possibile avere un numero illimitato di oscillatori quando il numero delle mie molecole, anche se grande è limitato?
Ho una sola possibilità: risuonare in fase col mondo esterno. Questa è la condizione per la quale la mia fase diviene sempre più precisa. Se la mia fase si limita a me stesso sarà molto incerta e di conseguenza potrà esserci sviluppo di patologie in quanto i segnali che guidano le molecole non saranno precisi. Per stare bene devo risuonare il più possibile.
Ecco perchè Wilhelm Reich parlava della funzione terapeutica dell’orgasmo. Nell’orgasmo noi risuoniamo con un altro essere. L’incertezza della fase si dimezza per cui migliora la nostra dinamica biologica e quindi aumenta la nostra sensazione di benessere. Anche l’esperienza mistica può produrre la stessa condizione. Lo stato di disagio si ha quando veniamo assaliti dalla sensazione che in questo mondo non c’è più nulla che ci interessi, allora non risuonando possiamo prenotare un loculo.
Organizzare il lavoro sulla risonanza o sulla collisione?
Il paradigma più vicino al funzionamento della vita non è la competizione perchè in questo stato invece di risuonare si collide.
In Unione Sovietica nonostante la parola comunismo c’era il trionfo della competizione: lo stakhanovismo. Venne fatto un confronto tra i reparti dove erano presenti stakhanovisti e quelli dove non erano presenti. Il risultato è stato che erano più produttivi i reparti privi di stakhanovisti. Dove c’era lo stakhanovista lui produceva molto, ma gli altri erano demotivati e depressi per aver perso la competizione anzi più che produrre boicottavano il sistema.
Nelle condizioni di cooperazione invece chiunque ha una buona idea la dice subito agli altri. Insieme ci si organizza beneficiando e risuonando ora dell’idea dell’uno ora dell’altro.

Riferimenti minimi
– Del Giudice E., Spinetti P.R., Tedeschi A. (2010), La dinamica dell’acqua all’origine dei processi di meta- morfosi degli organismi viventi, in «Water», ISSN 2073-4441, data 3 settembre 2010 www.mdpi.com/ journal/water.
– Montagnier L., A¨ıssa J., Ferris S., Montagnier J.L., Lavalle´ee C. (2009), Electromagnetic signals are pro- duced by aqueous nanostructures derived from DNA bacterial sequences. Interdisciplin. Sci. Comput. Life Sci, 1, 81-90.
– Szent-Gyorgyi A. (1956), Bioenergetics, in «Scien- ce», 124, 873-875.
– Szent-Gyorgyi A. (1960), Introduction to a Supramo- lecular Biology, Academic Press: New York, NY,USA.
– Pollack G.H., Clegg J. (2008), Unexpected linkage between unstirred layers, exclusion zones, and water, In Phase Transitions in Cell Biology, Pollack G.H., Chin W.C., Eds., Springer Science & Business Media: Berlin, Germany, 143-152.







Buon Natale

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Pensieri · 22/12/2014 15:34:04
Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande. Adriano Olivetti

Il rischio psicosociale e lo stress

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Lavorare Serenamente · 23/10/2014 14:05:20
Tags: StressRischioPsicosocialeSistemiSocialiOrganizzazionedelLavoroSaluteOrganizzativa
L’OMS definisce la salute non più come “assenza di malattia” (un concetto lineare connesso alla semplicità di due sole variabili: presenza, assenza) ma come lo “stato” (condizione che prevede l’interazione spontanea tra molteplici variabili dalla cui sintesi emerge una condizione dell’essere [benessere o malessere] indipendente da ogni singola variabile che partecipa alla definizione della totalità) di benessere fisico, psichico e sociale dell’individuo. Questa definizione risuona con la naturale ontologia dell’essere umano che da macchina (funzionante-non malata, rotta-malata) passa a percezione vitale in cui ogni aspetto dell’essere (fisico, psichico e sociale) influisce sulla descrizione totale dello stato di benessere individuale.

Performance Management e Sistemi di controllo formali e informali (archetipi). Le tre velocità del controllo nei sistemi sociali

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Lavorare Serenamente · 7/7/2014 16:46:07
Tags: SystemThinkingSaluteOrganizzativaSistemiSociali

Ergonomia e Rischio Psicosociale

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Lavorare Serenamente · 20/6/2014 16:27:51
Tags: ErgonomiaRischioPsicosocialeSystemThinkingSistemiSociali
Come in ogni disciplina scientifica anche lo studio delle regole che reggono il mondo del lavoro contiene due anime: la classica e la sistemica. Il metodo d’osservazione del mondo del lavoro classico si basa su una cultura lineare dove ogni aspetto o segmento del fenomeno osservato può essere separato dal resto della linea e analizzato in laboratorio per ogni sua, anche infinitesima, manifestazione. In generale l’esperienza scientifica classica ha generato il mondo che conoscevamo fino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. In seguito il pensiero sistemico ha rivoluzionato il nostro mondo di vita, le macchine da scrivere, i dischi di vinile, le cassette videoregistrate, la cornetta del telefono, sono strumenti raccolti dalle botteghe di antiquariato.
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