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Psicologia dei sistemi complessi. L'uomo e le tecnologie.

Pubblicato da Orizzonte degli Eventi in Poesie, racconti ed esperienze personali · 8/9/2015 19:50:40
Tags: SistemiSocialiErgonomiaFisicaPsicheTecnologie

Di Franco Simonini e Vincenza Bruno




Quasi 2500 anni fa il saggio cinese Chuang-tzu raccontava la seguente storia:
“mentre stava viaggiando attraverso le regioni a nord del fiume Han, Tzu-gung vide un vecchio che stava lavorando nel suo orto. Il vecchio aveva scavato un canaletto per l’irrigazione. L’uomo scendeva nel pozzo, prendeva con le sue braccia un vaso pieno d’acqua e poi lo versava nel canaletto. A fronte di una fatica notevolissima, il vecchio otteneva risultati molto poveri.
Allora Tzu-gung disse: “esiste un modo che vi permetterebbe di irrigare un centinaio di canaletti in un giorno solo, mettendovi in una condizione di ottenere molto con poco sforzo. Non vi piacerebbe conoscerlo?” A questo punto il vecchio ortolano sollevò lo sguardo e disse: “e quale sarebbe questo modo?”
Tzu-gung rispose: “prendete una leva di legno, leggera sul davanti e appesantita sulla parte posteriore. In questo modo potrà portare su tanta acqua che finirà con l’andar di fuori. Questo marchingegno si chiama pompa da pozzo.”
Con la faccia rabbuiata per la rabbia il vecchio ortolano disse: “ho sentito dire da molti saggi che chiunque usi delle macchine fa tutto il suo lavoro come una macchina. E colui che fa il suo lavoro come una macchina finisce con l’avere un cuore uguale a una macchina e colui che ha un cuore come una macchina perde la sua semplicità. Colui che ha perso la sua semplicità acquisisce dei sentimenti poco chiari. L’aver sentimenti poco chiari non si accorda con il senso dell’onestà. Non è che io non conosca questi aggeggi, il fatto è che mi vergogno ad usarli”.
Ogni studioso o scienziato si pone domande simili nel momento in cui formula una nuova teoria che probabilmente cambierà la conoscenza sulle cose della natura, in particolare: “quali saranno le applicazioni dei contenuti teorici che studio?  Ad esempio, il pc con col quale scrivo è il frutto di studi e ricerche che hanno permesso la trasformazione del mio modo di lavorare, di pensare, del tempo impiegato per svolgere una determinata azione, dell’interazione con i miei colleghi, ecc.
Inoltre, deve essere sottolineato, che le nuove scoperte scientifiche e le rispettive innovazioni tecnologiche non sempre sono state usate per migliorare la vita delle persone, ma anche per creare armi.
È significativo ricordare che lo stesso aneddoto è riportato nello scritto di Werner Heisenberg (1958) “The Physichist’s conception of nature”. Heisenberg, uno dei fondatori della meccanica quantistica, premio Nobel per la fisica nel 1932, da noi tutti ricordato per la formulazione del principio d’indeterminazione, si pone il problema della relazione tra l’uomo e le sue costruzioni, sulle conseguenze che la tecnologia ha sull’uomo, ipotizzando che l’uomo probabilmente non è ancora pronto a convivere serenamente con il repentino cambiamento scientifico e tecnologico avvenuto negli ultimi anni.
L’aneddoto sopra riportato, quindi, non deve essere interpretato per decidere da che parte stare, non per scegliere se essere fautori delle nuove tecnologie e dei nuovi progressi scientifici ad ogni costo e neanche per demonizzare la tecnologia, averne paura o pensare come afferma l’ortolano che “colui che fa il suo lavoro con una macchina finisce con l’avere un cuore uguale alla macchina”.  La storiella ci deve spingere verso una maggiore consapevolezza nell’utilizzo e nell’interazione con le tecnologie non dimenticando mai l’essere umano che le usa. Questa riflessione sull’interazione tra la tecnologia e l’uomo è ovviamente ancora più importante se effettuata nel contesto lavorativo. Le macchine e le nuove tecnologie hanno portato un notevole cambiamento nella vita delle persone ma in particolare nella loro vita lavorativa.
Per questi motivi la psicologia del lavoro e l’ergonomia devono costituire “lo strumento” di gestione di questo difficile rapporto. L’ergonomia, più nello specifico, si occupa dell’interazione tra la persona e la macchina/tecnologia; la psicologia del vissuto che questa interazione produce e dell’interazione tra le persone che costituiscono il gruppo di lavoro. Ovviamente questa distinzione tra le discipline, molto semplice da un punto di vista teorico, diventa meno attuabile nel contesto lavorativo reale dove le singole caratteristiche, appartenenti ad “elementi” diversi (l’uomo, la macchina/tecnologia, l’ambiente lavorativo) si mescolano generando nuove variabili non riconducibili alla somma delle parti che compongono la totalità. Da questa consapevolezza nasce la necessità di gestione degli aspetti psicosociali presenti nelle organizzazioni del lavoro sia come rischi che come opportunità evolutive.
Nello studio delle organizzazioni del lavoro la preoccupazione dell’ortolano ha trovato ragione nell’esasperazione dello Scientific Management .
L’organizzazione Scientifica del lavoro nata ad opera dell’ingegnere Frederick Taylor
(1) ha cambiato drasticamente il mondo del lavoro di inizio secolo con alti incrementi della produzione di merci dozzinali e di costi umani molto alti.  Già nel 1936 il genio di Chaplin aveva realizzato la sua parodia sull’organizzazione scientifica del lavoro nel film “Tempi Moderni”.
Taylor elenca 5 punti per l'organizzazione produttiva:
1)  Principio gerarchico
2)  Tempi e metodi
3)  Uomo giusto al posto giusto
4)  Addestramento
5)  Controllo del lavoratore
Bisogna ricordare l’epoca (primi decenni del 900) in cui questo approccio è nato. A quel tempo la produzione era basata sulla quantità, ricordiamo un impegno di Ford “fornire una macchina ad ogni americano”, in effetti con la messa in produzione del modello T Ford nel 1909 egli riuscì in questo intento. Tuttavia, nello stesso periodo, nacquero altri approcci organizzativi molto diversi dallo Scientific Management. È importante sottolineare che quasi in contemporanea si svilupparono ricerche e studi contrapposti, gli studi di Mayo
(2) presso gli stabilimenti di Hawthorne e la nascita dell’ergonomia ad opera di Murrell (3). Secondo la prospettiva dello Scientific Management l’uomo è considerato una “appendice della macchina”, inserito in una catena di produzione deve solo eseguire gli ordini, senza in alcun modo partecipare con iniziative di tipo personale al processo produttivo. Al contrario sia Mayo che Murrell considerano il lavoratore con proprie capacità ed esigenze, in grado di offrire all’azienda utili indicazioni sul miglioramento del proprio posto di lavoro.
Nelle grandi catene la richiesta cognitiva dell’ambiente è così bassa che è difficile trovare un lavoratore non in grado di soddisfarla. Il problema si sposta di fatto sui ritmi di lavoro. Se i ritmi della catena sono troppo alti i lavoratori possono commettere più errori, anche se il sistema prevede una percentuale molto alta di prodotto sbagliato. Oggi le ultime catene sono cimeli storici, le vecchie aziende vengono chiuse in numero sempre maggiore perché la catena non è in grado di seguire i ritmi di rinnovamento della tecnologia moderna e di fornire un’adeguata qualità di prodotto.
Gli errori di prodotto non sono più ammessi, addirittura in alcune produzioni avanzate si ammette un pezzo sbagliato su 100.000, fatto improponibile all’organizzazione scientifica del lavoro.
L’organizzazione scientifica del lavoro permane però come “cultura forte” in molte parti della struttura pubblica. Molte posizioni di privilegio sono mantenute anche se hanno perso di efficacia. Alcuni prodotti pubblici risentono di questa contraddizione e rischiano di offrire ai cittadini un’immagine anacronistica e antiquata della realtà.
Per queste ragioni, nel nostro paese, le problematiche connesse ai rischi psicosociali hanno subito, anche nelle linee guida per l’applicazione della loro valutazione e nelle disposizioni relative agli organismi deputati al controllo, una riduzione e semplificazione tale da escludere tutti gli aspetti di riflessione ed analisi delle interazioni tra gli elementi dell’organizzazione, rimane l’osservazione banale degli aspetti omologabili e oggettivi. Cioè in altri termini sono stati esclusi i contenuti culturali stessi della ricerca psicosociale e dei paradigmi della complessità.
E’ difficile oggi continuare a parlare d’interventi correttivi, sia di natura tecnica o procedurale, se riconosciamo la via della qualità totale dobbiamo ammettere con Deming
(4) che ogni novità di miglioramento investe l’intero sistema e che il cambiamento, anche di una parte, produce un nuovo paesaggio della totalità. La costruzione di sistemi di gestione dei rischi psicosociali va ovviamente nella direzione dell’interpretazione dinamica della realtà lavorativa. Da una parte stimola e ricerca la novità e dall’altra è pronta a gestirla nella direzione del un miglioramento continuo dell’intero processo (Simonini; Bruno 2012).
L’attuale mondo del lavoro è un “mondo nuovo, costantemente in divenire”. Anche non addentrandoci nelle cause dei fenomeni, processi, che hanno realizzato questo nuovo mondo lavorativo, dobbiamo comunque prenderne atto e usare chiavi interpretative efficaci per la descrizione delle realtà osservate, in modo da riuscire ad attuare interventi di miglioramento continuo dell’intero sistema produttivo. Le organizzazioni quindi devono essere studiate e osservate in un’ottica multidisciplinare in modo da creare armonia tra le varie dottrine e utilizzare integralmente le peculiarità di ognuna di esse per ottenere una visione globale della realtà organizzata, ma allo stesso tempo conoscere anche gli aspetti delle singole parti e soprattutto le loro interazioni. (Bruno, 2013).

Per visualizzarlo nel sito
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Note

(1) Frederick Winslow Taylor (1856-1915) Inventore dell’Organizzazione scientifica del lavoro, applicata attraverso la catena di montaggio da H. Ford
(2) Elton George Mayo (1880-1949) Psicologo. Sociologo Australiano fondatore dello Human Relations Moviment.
(3) Hywel Murrell (1908-1984) Psicologo Britannico utilizzò per primo il termine Ergonomia
(4) W. E. Deming (1900-1993) Ingegnere statistico ha definito le basi per l’applicazione della qualità totale nelle OdL

Riferimenti minimi
Bruno, V. (2013). Dal System Thinking alla sua applicazione nella gestione e miglioramento dei rischi psi-cosociali in azienda. ISL Igiene & Sicurezza sul Lavoro, N. 5 in inserto "“Lavorare serenamente: prospettive per il futuro”.
Deming, W. (1994). The new economics: for industry, government, education . MIT press.
Heisenberg, W. (1958). The Physichist’s conception of nature. Hutchin Son Scientific and Technical, London.
Simonini, F., & Bruno, V. (2012). Valutazione e gestione del rischio da stress lavoro correlato. Rivista monografica I Corsi; ed Wolkers Kluwer Italia.




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