Il Mito di Demetra e Kore - Orizzonte degli Eventi - Ricerca Intervento sul benessere e la salubrità nelle organizzazioni del lavoro

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Terapia > Miti

Il Mito insegna

che in quel tempo la Terra (Demetra) era prodiga dei suoi frutti. Ovunque il clima era mite, tutto era lussureggiante, i campi sempre colmi di fiori ed erba, gli alberi non mancavano mai di offrire i loro frutti agli uomini. In quel clima gli animali prolificavano ed ogni volta la caccia era abbondante. Gli uomini vivevano di caccia, pesca e della raccolta dei numerosi frutti che Demetra offriva loro. Era un’era di pace e serenità tutto prosperava e gli uomini raccontavano davanti al fuoco della sera le loro lotte con pesci e animali aggiungendo spesso fantasiose azioni che facevano scoppiare grandi risa anche nei ragazzi che, tuttavia, ascoltavano con stupore e meraviglia le storie degli adulti. Ogni giovane maschio sognava di divenire un giorno un grande cacciatore in grado di dare soddisfazione all’intera tribù. Le femmine dirigevano la famiglia, provvedevano all’equa distribuzione delle risorse, educavano i figli, sacrificavano alle Dee e ne imparavano i misteri, alcune conoscevano l’uso delle erbe mediche e della loro pericolosità.
Le tribù vivevano in pace, a parte qualche scaramuccia tra giovani cacciatori, più che violenza erano prove di forza e di coraggio. Le donne avevano già inventato l’arco, il mantenimento del fuoco, la trasformazione del succo di frutta in liquido inebriante e afrodisiaco. Demetra osservava serena e sorridente l’evoluzione degli esseri umani e la crescita della figlia Kore.
Un giorno mentre Kore raccoglieva fiori per farne ghirlande da ornamento dei suoi bellissimi capelli, saltellando qua e là tra i campi, dagli inferi Ade, colpito da tanta pura e innocente bellezza, decide di rapirla. Spalanca la terra e trascina con se Kore spaventata e dolorante negli inferi. All’inizio Kore non vuole cedere alle lusinghe erotiche di Ade ma l’inferno cambia le persone e anche le Dee. Col tempo Kore si innamora del Dio degli Inferi.
Intanto la Madre Demetra accortasi della sparizione della figlia la cerca ovunque, in ogni anfratto più nascosto, finché resa folle dal dolore decide che neppure un filo d’erba potrà crescere sulla Terra fino a quando non gli venga restituita Kore. Gli uomini spaventati dalla terribile carestia ricorrono a Zeus (Padre degli Dei) affinché provveda a trovare una soluzione. Zeus sapeva del rapimento di Kore e si reca da Ade convincendolo che nessun uomo potrà sopravvivere al dolore di Demetra e che deve assolutamente restituire Kore alla Dea Madre. Ade capisce che senza gli uomini anche gli Dei perderebbero di senso e diverrebbe addirittura inutile la loro esistenza, accetta quindi di restituire a Demetra la figlia Kore.
Nel frattempo Kore, cambiata dall’inferno, si era affezionata ad Ade e non vuole tornare dalla Madre. Zeus, infine, riesce a strappare il compromesso che permetterà a Kore di stare sei mesi con la Madre e sei mesi con Ade.
Cos’ì nascono le stagioni, quando Kore torna da Demetra in primavera ed estate la vita nasce e cresce feconda, quando si ricongiunge con Ade autunno ed inverno tutto è desolazione e morte.

RIFLESSIONI
Il pensiero antico mentre spiega attraverso le vicissitudini degli Dei come funziona il mondo collettivo descrive anche molti aspetti del mondo individuale. Le stagioni sono un’utile necessità sulla Terra ma anche nel mondo interno di ogni uomo non può essere dimenticato che la figlia deve tornare dalla madre. Cioè non può esservi evoluzione e fecondità se il principio femminile rimane separato dal suo aspetto materno. Il principio maschile di una società che vuole crescere ed evolvere deve rispettare le stagioni, cioè non può considerare le proprie donne solo come giovani, seducenti, sciocche fanciulle pronte per essere rapite e utilizzare dal bisogno erotico. Ogni fanciulla ha una Madre Demetra che reclama i suoi diritti e non può non essere ascoltata pena la desolazione e la morte. Cos’ì come nelle società umane anche ogni individuo deve accettare un principio femminile composto da due parti non completamente separabili tra loro: la figlia (desiderio, bellezza, erotismo), la madre (fecondità, crescita, operatività).


 
Torna ai contenuti | Torna al menu