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Oltre la formazione passiva. Costrutti culturali della formazione

In una galassia molto lontana da noi esisteva un mondo ad una dimensione. Gli abitanti di questo mondo, i Punti, potevano muoversi lungo una linea:avanti e indietro. Ogni linea era la casa di ogni «puntino» (questo mondo era abitato solo da singoli punti unidimensionali che non concepivano l’idea di muoversi a sinistra o a destra ma solo avanti o indietro). A volte, tra loro, raccontavano storie interessanti sui loro movimenti (cioe`dello spazio, la linea retta sulla quale si muovevano): ora veloci, ora lenti. Le case potevano essere più lunghe, coloro che abitavano case corte erano abbastanza sofferenti. Un giorno nel paese delle linee arrivò, non si sa come, un abitante di un altro pianeta con caratteristiche molto diverse; egli possedeva due dimensioni: la lunghezza e la larghezza.
Nel suo mondo c’era differenziazione, era abitato da esseri fatti da piu`linee unite tra loro, esistevano: triangoli, quadrati, pentagoni, esagoni e addirittura cerchi. I cerchi rappresentavano la massima evoluzione del loro mondo. Lui era un Quadrato. Lo strano visitatore cercò di spiegare al Punto com'era il suo ambiente di vita, ma il Punto lo ritenne semplicemente folle. Il Quadrato sentendosi incompreso perse la pazienza e affermò: «perchè sprecare il mio fiato? Ti basti sapere che io sono il completamento del vostro essere incompleti, voi siete una linea; io sono una linea di linee, che nel mio pianeta si chiama quadrato, inoltre, da noi esistono addirittura figure più complesse dette cerchi. Sono venuto a farvi visita nella speranza di illuminare la vostra ignoranza.» Intanto altri punti si erano uniti al primo per ascoltare l’alieno. Sentendosi insultati da questo folle si organizzarono per lanciare un attacco contro il nemico. Il Quadrato spaventato decise che non vi era speranza e tornò velocemente nel suo pianeta bidimensionale. Tornato nel suo mondo il Quadrato per rimettersi dallo stress decise di passare il pomeriggio ad insegnare al suo nipotino Esagono, nel bel parco vicino casa, alcuni concetti di aritmetica  applicata alla geometria. Gli mostrò come il numero di cm2 di un Quadrato può essere calcolato semplicemente elevando al quadrato il valore di un lato. Il piccolo esagono meditando un poco su questa spiegazione disse allo zio: «se è vero che un quadrato può essere definito da un numero elevato a potenza di due, allora un quadrato muovendosi in qualche modo, che non capisco, potrebbe formare qualcos’altro a potenza di tre.  A questo punto lo zio, seccato, lo mandò a letto dicendogli: «se tu dicessi cose meno insensate ricorderesti di più quelle che hanno senso». Il Quadrato aveva dimenticato come era stato scacciato dal pianeta delle linee e ripetè lo stesso comportamento dei Punti. L’esperienza vissuta però non lo abbandonò del tutto e non riuscì a dimenticare l’affermazione del nipote. Quindi espresse ad alta voce che il nipote era uno sciocco e un numero elevato alla terza potenza non poteva avere alcun significato in geometria. Ma una voce appartenente ad uno strano visitatore sostenne:  «il ragazzo non è uno sciocco e un numero elevato alla terza ha un evidente significato nel mondo da cui provengo».  Nello stesso modo con cui il Quadrato aveva tentato di illuminare i punti ora la voce vorrebbe far capire al Quadrato il mondo cubico.
Lo straniero si definì un quadrato di quadrati: un cubo. Questi era in grado di sapere cosa conteneva la casa del Quadrato e di osservarla da una dimensione inspiegabile, dall’alto, cosa inconcepibile per il povero Quadrato, che si rifiutava di credere. Il Cubo allora non vide altra soluzione che trasformare il Quadrato in un cubo. Il Quadrato racconta: "un orrore indicibile si impossessò di me. Prima l’oscurità poi una visione annebbiata, stomachevole, che non era vedere, vedevo una linea che non era una linea; uno spazio che non era uno spazio: io ero io e non ero io. Quando ritrovai la voce mandai un alto grido d’angoscia. Questa è la follia o l’inferno! Nessuno dei due, rispose calma la voce dello straniero, "questo è il sapere". Il Quadrato si abituò presto alla visione tridimensionale, allora propose al Cubo la possibilità di scoprire quattro o cinque dimensioni, ma il Cubo gli rispose di non essere sciocco, il massimo delle dimensioni è tre. Lui continuò ad insistere e il Cubo lo rinviò nelle due dimensioni. Il Quadrato, ritornato per la seconda volta nel suo mondo, vide davanti a sè una carriera gloriosa: proclamare la dottrina delle tre dimensioni. Ma nessuno gli credette e venne infine processato ed arrestato. Ogni anno il Cerchio, capo del villaggio, gli fa visita e gli chiede se si sente meglio ma il povero Quadrato non può fare a meno di sostenere l’esistenza della terza dimensione.
Il Cerchio scuote la testa e lo lascia in prigione per un altro anno.

(Liberamente tratto da Abbott 1966).


La formazione non è la semplice esposizione di una serie di nozioni, ma come ci ricorda fin dal 1966 la storia di Abbot è trasformazione del proprio sapere, comporta partecipazione emozionale che cambia addirittura la propria identità professionale producendo una "visione alternativa"del proprio modo di essere lavoratore. Attraverso la "formazione attiva"  la necessità di convivere col rischio viene sostituita dal piacere di prevenirlo.
Le nostre attività formative sono basate sui costrutti culturali della formazione attiva nella ricerca del miglioramento dei sistemi produttivi.

 
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