La salute aziendale - Orizzonte degli Eventi - Ricerca Intervento sul benessere e la salubrità nelle organizzazioni del lavoro

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:


LA SALUTE AZIENDALE

Le aziende, come sistemi, contengono insiemi umani che determinano, in sintonia con ogni condizione soggettiva, la salute della totalità. Ogni individuo, (parte del sistema) come specificato dalla Carta Ottawa per la Promozione della Salute, ha il diritto di essere in uno stato di benessere, anche mentale.
Ma cos’è il benessere mentale?
Se è vero che la condizione di stress produce un disagio non solo nell’individuo ma nell’intera organizzazione e`anche vero che la condizione di benessere del singolo lavoratore ha come conseguenza un’influenza importante sul benessere aziendale. Mentre è sufficientemente descritto il concetto di benessere fisico e sociale alcune lacune sono presenti nel costrutto di benessere psichico.
In quanto psicologi e psicoterapeuti, specialisti di questa materia, tenteremo di colmare queste lacune.
La psiche umana è il sistema più complesso che l’uomo possa osservare, tanto che ogni realtà conosciuta si riflette nella psiche, per cui affrontare la conoscenza di questo mondo significa cercare di comprendere la stessa struttura che comprende. Studi secolari (Freud 1966, 1985; Jung 1981, 1993, 1980, 1976; Fromm 1993; Reich 1993; Adler 1971) hanno ormai dimostrato che la psiche e`composta da due sistemi perennemente in interazione tra loro, il sistema conscio e il sistema inconscio.
Il sistema conscio presiede a tutte le attività cognitive come l’elaborazione dei dati, il linguaggio, l’attenzione, la memoria a breve termine ecc. La sua attivita` si connette ai concetti di tempo e di spazio, comprende ed elabora cio` che avviene nel qui ed ora.
E` impossibile, invece, conoscere in maniera diretta il sistema inconscio, ma è comunque osservabile attraverso le sue emersioni, «i complessi».
Carl Gustav Jung potè constatare l’esistenza dei complessi autonomi nell’inconscio degli individui. Tali complessi hanno un «nucleo a tonalita`affettiva ed archetipica». Il complesso ha un nucleo caratterizzato da una sfera emozionale (gioia, paura, rabbia, vergogna, tristezza...). Se il tono affettivo rimane inconscio permette, secondo la teoria analitica, di selezionare il materiale che «costellerà» il nucleo facendolo divenire «più pesante». Il nucleo costituito da immagini più o meno elaborate se rimane inconscio accumula energia generando una costellazione di materiale psichico simile ad un sistema gravitazionale. I complessi possono, in questo modo, assumere una tale energia da stimolare comportamenti a base istintuale ed inconscia. Le pulsioni che ne derivano producono un effetto disturbante sull’Io del soggetto, cioè la parte conscia. Ad esempio nei casi di vessazione sul lavoro le emozioni (tonalita`affettiva del nucleo) della persona vessata sono ambivalenti, possono esprimersi come rabbia reattiva e sensi di colpa passivi, se la complessità delle nuove emozioni non riesce ad essere elaborata dalla coscienza, rimanendo inconscia, puo` attrarre nel tempo l’archetipo del capro espiatorio. In questo modo, il nucleo potenziato dall’energia archetipica, produce un complesso in grado di attrarre per gravitazione una quantita` tale di materiale inconscio da formare nei casi piu` gravi una vera e propria personalita` alternativa (psicosi).
Diverse ricerche sul mobbing, purtroppo, affermano che questo fenomeno può condurre nei casi piu` gravi al suicidio (Giglioli e Giglioli, 1999; Leymann, 1996). Il nucleo divenuto archetipico contiene rappresentazioni collettive caratteristiche del genere umano. I complessi, quindi, sono rappresentazioni di comportamenti tipici dell’essere umano, riscontrabili anche nei miti, nelle leggende, nelle grandi storie, nei film e nelle favole.
Ogni volta che l’atteggiamento cosciente diviene unilaterale ed esclusivo, l’opposto viene sistematicamente rimosso formando nell’inconscio il «complesso» che proporra` comportamenti alternativi alle scelte coscienti.
In ogni caso l’inconscio partecipa alla costruzione del comportamento umano. Consideriamo un'azienda che assume un giovane neolauretao per necessità di rinnovamento. Il giovane assunto si può trovare in conflitto con il vecchio leader locale in quanto portatore di novità. Anche se l'azienda, come "totalità", ha ritenuto necessaria la sua assunzione, la parte rappresentata dal vecchio leader, sentendosi minacciata, potrebbe produrre comportamenti in contrasto al tutto. il vecchio leader, in contrasto, produce un'interazione distruttiva nei confronti del giovane assunto e quindi all'esigenza della totalità. il sistema potrebbe non rendere mai consapevole questa dinamica. Potrebbe formarsi un'inconscia tendenza all'antipatia tra i due contententi senza che ne venga oggettivata la ragione. Il vecchio leader potrebbe mantenere la sua emozione di rifiuto a livello inconscio costruendo un complesso che, oltre la coscienza, propone una serie di comportamenti, anche vessatori, atti ad allontanare il giovane o a limitare la sua influenza sul lavoro, senza divenire consapevole del vero motivo del conflitto. La coscienza si difende dalle pulsioni inconsce attraverso potenti meccanismi di difesa, non controllati dalla volontà, quali la rimozione, la proiezione, l’identificazione, la traslazione, la negazione ecc. La loro azione ha come risultato comportamenti in cui più meccanismi si pongono in sintonia tra loro. Questi si «ricombinano» in relazione al contesto, cioè a seconda dell’interazione tra l’Io e il mondo. Se il mondo attacca l’Io in qualche sua parte, immediatamente i meccanismi di difesa si ricombinano creando uno scudo, che difendendo l’Io in maniera eccessiva può comportare la costruzione di complessi inconsci tendenti ad inibire la realizzazione di nuova coscienza. Tutto ciò avviene al di là della consapevolezza della persona. Questa lotta «mutila» la libera percezione di ambedue (il vecchio e il giovane), inibendo la possibilità di costruire per ognuno di loro la consapevolezza del conflitto. Solo un intervento di formazione attiva che sveli nel tempo queste dinamiche inconsce è in grado di trasformare la forma distruttiva del conflitto in opportunità solidale.
L’inconscio inoltre si manifesta sempre nei sogni, quando la coscienza cala la sua influenza sulla psiche. I sogni sono le storie che i simboli di cui siamo portatori raccontano alla coscienza attraverso il linguaggio simbolico. I simboli come espressione dell’attività inconscia producono e hanno prodotto i grandi mutamenti culturali che hanno permesso l’evoluzione dell’umanità ma anche la sua distruzione. Il mondo simbolico interiore è composto da archetipi, arcaiche immagini religiose (1) cariche di significati anche contrari, i quali producono nell’inconscio un vero e proprio sistema gravitazionale che origina potenti emozioni spesso contrapposte ma non in contrasto in grado di dirigere ed anche di essere dirette dalla coscienza. Ogni individuo tende naturalmente a ripercorrere inconsciamente il cammino della specie umana, in questo processo tutte le parti che compongono l’inconscio ricercano la propria forma armonica come spinte da una forza risonante diretta verso il miglioramento e l’evoluzione. Purtroppo molte influenze del contesto sono in grado di deviare o addirittura bloccare, anche per molto tempo, questa naturale tendenza.
La salute è dunque, in termini psichici, la realizzazione dell’armonia tra tutte le parti componenti il sistema psichico, che C.J. Jung ha chiamato «archetipo del Se´». Se esiste un’armonia interiore determinata dal Se´ individuale deve esistere un’armonia collettiva determinata dal Se´ del gruppo di lavoro. Sperimentalmente è dimostrato che ogni individuo è in continua e perenne interazione con il mondo che lo circonda (Freeman, 2000), il Se´ quindi rappresenta, proprio in termini psichici, l’interazione tra tutte le parti individuali con tutte le parti del mondo circostante (perenne flusso percettivo tra Io e mondo).
La salute psichica del gruppo di lavoro è quindi determinata dalle capacità e dalla libertà d’interazione tra gli individui che nel suo svolgersi produce creativamente nuova coscienza. Il gruppo di lavoro deve riuscire a riconoscere la propria individualità  (individuazione) accettando le soggettività come diversificate parti di Se´ e del sistema gruppo. E` difficile conciliare l’aspetto democratico basato proprio sulle differenze individuali nella cultura della qualità con il principio di omologazione necessario a meccanismi produttivi tayloristici.
Se la salute individuale è data dai flussi interrelazionali tra il soggetto e il gruppo di appartenenza, è anche vero che la salute aziendale non può che essere data dalla capacità interattiva che l’azienda è in grado di stabilire sia con le sue parti interne, sia con i sistemi esterni con cui si relaziona. Come per l’individuo, le aziende non possono permettere la formazione di potenti «complessi» interni che come «buchi neri» assorbono energia distraendola dal miglioramento dei processi. Le aziende eccellenti devono quindi avere una cultura in grado di gestire le differenze superando omologazioni e parzialità. A questo scopo sono state realizzate norme specifiche (ISO 26000) di responsabilità sociale che aiutano le aziende eccellenti in questo percorso.
La gestione degli aspetti psicosociali appare, in questa nuova ottica, una importante opportunità «terapeutica» (2) per l’intera organizzazione.

Per visualizzarlo nel BLOG clicca qui

Note
1) Jung intende per religione non l’espressione di una fede ma cio` che i grandi simboli
religiosi rappresentano per l’umanita` come espressione di principi universali a cui ogni
individuo, oltre la sua volontà, fa riferimento.
2) Terapia intesa come, dalla sua origine greca, "prendersi cura".

Riferimenti
Tratto da Valutazione e gestione del rischio da stress lavoro-correlato
di Simonini Franco e Bruno Vincenza (2012). I corsi, Ed. Wolters Kluwer.



 
Torna ai contenuti | Torna al menu