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SEGNI E SIMBOLI LE INTERAZIONI TRA I DUE MONDI

Ogni volta che parliamo o scriviamo cose tecniche, o poesie, o sentimenti utilizziamo un numero enorme di segni e simboli.
Le ricerche  di C.G. Jung e della sua scuola hanno sottolineato un’importante differenza tra i costrutti culturali dei segni rispetto al significato molto più complesso di simboli.
I segni sono costituiti da elaborazioni coscienti cioè sono il frutto di idee, pensieri logici e razionali che attraverso la loro condivisione collettiva tendono a definire precisamente l’oggetto a cui sono associati.  Il significato dei segni è quindi il derivato della condivisione convenzionale di intenti.
Di conseguenza anche in assenza dell’oggetto il suo segno ne esplica l’essenza come immagine percepita dai sensi riportando alla memoria l’oggetto stesso. Se dico sedia ad un italiano egli capirà bene cosa intendo in quanto abbiamo condiviso l’idea della sedilità nel senso che la tipologia di sedia che immagina lui potrà essere diversa dalla mia immagine ma la sua essenza (come è fatta e a cosa serve) è la stessa; di conseguenza i  segni sono concetti che si identificano semplicemente con la parola e condivisi nella loro totalità.
Invece i simboli hanno una natura molto diversa sono termini, nomi o rappresentazioni che anche se familiari posseggono connotati specifici oltre il loro significato ovvio e convenzionale. I simboli implicano qualcosa di vago, sconosciuto e inaccessibile.
Essi hanno un aspetto più ampio “inconscio” non definibile con precisione o spiegabile totalmente.
Esistono, quindi, due approcci culturali diversi per spiegare i fenomeni del mondo: un primo modello percepisce gli oggetti che ci circondano come segni, come cose che possono venire con relativa semplicità spiegate in quanto tali, anche astraendole dal loro contesto perché esistenti in se al di là di ogni loro interazione con gli altri. In questo mondo reificato tutto è riconducibile all’uno, la totalità è solo la somma delle sue parti ed ogni parte è vera in sé anche isolata dal suo contesto d’esistenza. Siamo nel mondo dove tutto è misurabile precisamente, ogni fenomeno di realtà è un insieme di dati che se conosciuti in anticipo ci permettono di prevedere con precisione il futuro del fenomeno che osserviamo. Le incertezze sono dovute all’assenza di qualche dato importante il mondo è percepito come un complicato, enorme macchinario.
Nel secondo caso tutte le certezze vengono perse. I dati sui fenomeni del mondo sono solo probabilità. Ogni oggetto esistente dipende dalle interazioni con gli altri oggetti e la sua conoscenza non può avvenire se asportato dal suo luogo d’esistenza e dalle sue relazioni con gli altri. Il tutto non è mai la somma delle parti e ogni parte è inserita in un sistema di interazioni che ne definisce l’identità connettendola all’identità dell’intero sistema. In questo mondo non è possibile costruire gerarchie forti perché ogni parte del sistema ne garantisce la sopravvivenza. Le forze che regolano questo mondo non sono solo spinte o attrazioni, anche se nella cultura classica è possibile immaginare oggetti senza attriti spinti da moti uniformi. E’ il mondo della vita, dipendente dagli altri, retto dalla risonanza tra i vari oggetti che lo compongono. In questo mondo gli oggetti sono dinamici con le loro oscillazioni comunicano gli uni con gli altri e costruiscono sistemi di sistemi connessi tra loro originando i fenomeni vitali. Gli insiemi di parti vitali formano ecosistemi viventi dove la parte non può essere estrapolata dal tutto senza perderne la comprensione della sua essenza. Anche nell’osservazione della natura grazie alle ricerche di Bohr la logica cartesiana viene superata dall’evidenza delle “connessioni non locali” tra particelle e dell’impossibilità di poterle analizzare come elementi isolati esistenti indipendentemente dagli altri. Gli eventi atomici anche se non sono determinati in modo arbitrario non si verificano grazie a cause locali (il principio della non localizzazione).
Così avviene nelle interazioni umane, attraverso la “risonanza” vengono costruite comunicazioni composte da simboli condivisi tuttavia intrisi di contenuti individuali e inconsci che vanno molto oltre la loro mera spiegazione dell’oggetto a cui si riferiscono.
Ad esempio un disco può simboleggiare il sole come esperienza religiosa dell’uomo con tutte le implicazioni emozionali che ne conseguono, invece il segno è la mera rappresentazione della stella. Secondo Jung l’uomo ricorre alla sfera religiosa con tutti i suoi simboli quando la ragione non riesce a spiegare il mistero dell’esistente. Da tutto ciò lo stesso Jung definirà l’inconscio come un enorme contenitore di religiosità.
A livello individuale gli esseri umani producono simboli che manifestano tutta la loro potenza numinosa nei sogni. Anche per i più accaniti sostenitori del “deus ex machina” appena si passa la soglia della coscienza entrando nel magico mondo dei sogni i simboli si manifestano in tutta la loro forza compensatrice spesso costringendo il sognatore ad affannosi risvegli.
La facoltà di produrre simboli si manifesta in tutta la sua dimensione nei sogni. La psicologia del profondo si basa proprio nell’interpretazione del mondo simbolico espresso nei sogni dei pazienti. Il sogno è di conseguenza l’espressione più autentica dell’inconscio umano. Nell’inconscio sopravvivono pensieri impressioni ed immagini temporaneamente oscurati che tuttavia continuano ad influenzare la nostra mente conscia. I contenuti rimossi dalla coscienza divengono inconsci ma possono se stimolati essere nuovamente riportati ad essa. I contenuti intenzionali della mente sono solo una piccola parte dell’intera psiche un enorme contenitore inconscio è sempre pronto ad influenzare la nostra osservazione del mondo. I simboli sono quindi la produzione del materiale subliminale della mente. Come i contenuti consci possono svanire nell’inconscio così da quest’ultimo nuovi contenuti possono affiorare alla coscienza. Nell’inconscio ogni specie di stimolo, impulso, intuizione, percezione, pensiero irrazionale, deduzione ed ogni specie di sentimento non sono archiviati come in una libreria ma interagiscono tra loro con una dinamica simile alla gravitazione producendo
nuovi pensieri e idee creative. Essi crescono nella buia profondità della psiche come piante di loto arricchendo, a volte, la coscienza della loro luce. I simboli dei sogni contengono idee nuove che non hanno mai raggiunto la soglia della coscienza. La convenzione cosciente che si manifesta come simmetria collettiva viene quindi fratturata dall’emersione del materiale inconscio nei sogni, così ciò che ci sembrava logico e coerente assume forme bizzarre, contraddittorie, ridicole, grottesche, affascinanti o minacciose comunque prive di tempo e spazio. Anche quando le immagini dei sogni possono apparire comuni e quotidiane in realtà sono in grado di assumere un significato psichico così potente da provocare un risveglio seriamente turbato.
In questo modo il pensiero conscio riduce idee e immagini al loro aspetto concreto e razionale privandole, in parte, dell’aspetto emotivo, degli orpelli della fantasia, che tuttavia ritorneranno nei sogni e nelle intuizioni creative.
Nel corso del processo di civilizzazione l’uomo ha scisso sempre più la propria coscienza dagli strati profondi, istintivi della psiche e infine anche dalla sua base somatica. Fortunatamente i tratti istintivi continuano a sopravvivere nell’inconscio sotto forma di immagini oniriche.

 
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